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LabirintoConSassi

Il modello bio-psico-sociale-spirituale

La letteratura medica e psicologica degli ultimi decenni conferma ormai indiscusse connessioni tra corpo, mente, emozioni, convinzioni e comportamenti.

Oggi, grazie alla ricerca sul trauma, sappiamo che esperienze di vita sfavorevoli, se non correttamente elaborate e „digerite“, possono rimanere immagazzinate in modo non funzionale nella memoria e generare disagio, reazioni croniche e vulnerabilità psicofisica.


La terapia EMDR si è rivelata molto efficace nell‘elaborazione die ricordi traumatici (vedi cap. Sull‘EMDR)

Teoria sistemica e dell’attaccamento

All’inizio della vita il bisogno biologico legato all’alimentazione è presente insieme ad un altro bisogno, anche esso primario: il bisogno di essere amati, desiderati, voluti, nutriti d’amore, accettati per quello che si è. È questo che rende unico, specifico e fondamentale il legame tra genitori e figli.
(J. Bowlby)

Psicoterapia ad orientamento sistemico

“Un uomo non è solo un processo complesso in cui entrano ed escono aria, cibo informazioni, luce, parole, ecc., ma è un nodo di nodi in una rete di relazioni sociali, in una rete di processi chimici, in una rete di emozioni scambiate con i propri simili” Carlo Rovelli

La mia formazione psicoterapeutica di base è stata sistemica orientata alla ricerca di soluzioni, risorse, capacità.

In questo tipo di terapia è centrale individuare e utilizzare le risorse delle persone, identificando luoghi, tempi e condizioni in cui il problema non si manifesta, per poterle replicare e amplificare, proiettando così fin da subito l’aspettativa del paziente oltre la situazione problematica. Questa teoria rimane importante per me.

In seguito ho approfondito il modello sistemico-relazionale, che mette l’accento sulla centralità delle relazioni: nella vita (la relazione madre-bambino in primis, di coppia, tra genitori, in famiglia, ecc.,) come nella terapia.

La terapia familiare interviene attraverso varie tecniche di lavoro sulle famiglie, operando su 4 livelli principali di osservazione:

  • la storia trigenerazionale della famiglia (nonni-genitori-figli);
  • l’organizzazione relazionale e comunicativa attuale della famiglia;
  • la funzione del sintomo del singolo individuo nell’equilibrio della famiglia;
  • la fase del ciclo vitale della famiglia in cui si presenta il sintomo del singolo (ciclo vitale: rappresenta una tappa delle varie fasi evolutive attraversate da un sistema-famiglia; si parla, ad esempio,,della nascita du un figlio, dell’uscita da casa dei figli a seguito del matrimonio, del decesso di un genitore, etc. Questi eventi costringono il sistema a riorganizzarsi e quindi ad evolvere verso nuovi assetti relazionali.).

L’approccio sistemico può rivelarsi utile per le persone che ritengono avere delle difficoltà in specifici rapporti (di coppia, genitoriale, lavorativo, etc).
In particolare può rivelarsi utile al presentarsi di problematiche evolutive da parte dei bambini e/o degli adolescenti.

Teorie dell’attaccamento

Si dice che le persone ripropongano spesso situazioni vissute durante l’infanzia. Numerosi studi sembrano dimostrare questa teoria: i primi anni di vita sembrano costituire un’importantissima fase di sviluppo, nella quale il bambino apprende la fiducia, i modelli relazionali, il senso e il valore di sé e le abilità cognitive. In situazioni dove, sfortunatamente, la figura genitoriale  sembra essere carente, fortunatamente, sia relazioni con figure positive durante l’infanzia (p. es. con un insegnante) che durante l’età adulta (p. es. con un partner amorevole o durante una psicoterapia con uno/a psicoterapeuta) danno la possibilità di correggere questi stili.

Le variabili sono:

  • genitori
  • bambino
  • ambiente

Dei genitori presenti e amorevoli che hanno un bambino sano e tranquillo in un ambiente stabile e sicuro porteranno a dare una “base sicura” al bambino, che crescerà con un attaccamento sicuro: il bambino penserà quindi di sé ora e nel futuro “sono una persona capace e amabile, l’ambiente è accogliente”.

Secondo molti studi, la madre non deve essere perfetta, bensì deve rispondere in maniera adeguata circa il 70% del tempo. Winnicott parlava di “madre sufficientemente buona”.

Cosa succede però se il bambino nei primi anni vive abuso, trascuratezza, depressione o i genitori hanno altri problemi psichici, se il bambino mostra difficoltà temperamentali (piange molto da piccolo, è iperattivo, ecc.), è nato prematuramente o con problemi di salute e/o cresce in povertà, casa o comunità in cui si vive violenza e aggressività?

Il bambino svilupperà un attaccamento insicuro. Se il bambino verrà spinto troppo presto all’autonomia, egli penserà “devo essere autosufficiente, posso contare solo su di me” e quindi penserà “riceverò amore ed attenzione se non disturbo e se non creo problemi”.

Se la figura genitoriale invece risponde in maniera incoerente e imprevedibile o è molto ansiosa, il bambino penserà che “se mi mostro in estrema difficoltà ed esprimo le mie emozioni in maniera esasperata gli altri si occuperanno di me.”

La resilienza e la psicologia positiva

"La vita regala ad ognuno esperienze positive e negative. Coloro che coltivano speranza e resilienza riescono a gioire delle prime e a superare le seconde. Ma la speranza da sola non basta. Occore un'altra risorsa per superare i traumi, per vincere i dolori del passato, per risollevarsi dopo ogni caduta, per rimarginare le ferite. E questa seconda risorsa è la resilienza"
(D. Short e C. C. Casula)

Il mio compito è, fondamentalmente, quello di aiutare le persone che chiedono il mio sostegno a ri-trovare la speranza : speranza che le cose possano cambiare e che una vita migliore sia possibile, speranza che la vita valga la pena di essere vissuta, anche in presenza di ambiguità e incertezze, anche quando nel presente manca il benessere, anche quando la vita fa sperimentare dolore, malattie e perdite. 

La speranza è sia una passione che una virtù e presuppone la fiducia nelle proprie e altrui risorse

Ma che cosa si intende per „resilienza“? La resilienza è la capacità di riprendersi dalle crisi e di superare le difficoltà della vita, difficoltà ordinarie come quelle che si incontrano nello sviluppo dell’età evolutiva, nella genitorialità, nel lavoro, nella vita di coppia, ma anche quelle straordinarie, che tutti vorremmo evitare, come una grave malattia, un lutto o una violenza.  È la forza di una persona, di una famiglia o di un gruppo di svilupparsi positivamente, di continuare a progettare il proprio futuro, a dispetto di avvenimenti destabilizzanti, di condizioni di vita difficili, di traumi anche severi.

La domanda principale è quindi: „di che cosa questa persona ha bisogno per trovare dentro di sè l‘innata capacità di guarigione?“

Le ricerche condotte sulla resilienza hanno evidenziato che la resilienza comprende tre ambiti: quello individuale, familiare e sociale.

Per promuovere resilienza, è dunque necessario agire contemporaneamente in questi 3 ambiti, coinvolgendo quindi sia l‘individuo (vedi i capitoli „bambino“ e „adolescente“) che la famiglia (e i genitori, vedi questi due capitoli), che il suo tessuto sociale (famiglia allargata, scuola, ecc.)

Mindfulness e yoga

“La consapevolezza è il viaggio di tutta una vita su un cammino che alla fine non porta da nessuna parte: solo a scoprire chi sei.“
(J. Kabat Zinn)

La Mindfulness rappresenta per me una splendida sintesi di tutti i miei percorsi: l‘interesse per lo yoga, il buddhismo e la meditazione, la completezza del modello bio-psico-sociale arricchita dalla dimensione spirituale, la fiducia nelle capacità innate nell‘essere umano, e l‘applicazione alla clinica occidentale e le richerche in neuro-scienza.

Ci sono diverse definizioni di Mindfulness. Citando C. Traverso, la Mindfulness è:

  • una forma di meditazione che però è anche uno stile di vita
  • una capacità di stare nel momento presente con gentilezza, compassione e curiosità
  • un’attenzione al momento presente e alle nostre risposte al momento presente
  • una pausa fra uno stimolo e una risposta che ci permette di scegliere l’azione più saggia in un dato momento
  • una possibilità di mantenere l’attenzione su ciò che si interessa e spostarla da quello che non ci interessa
  • l’accettazione delle parti di noi che non ci piacciono
  • un invito a riconoscere la nostra sofferenza, a guardarla e a prendercene cura
  • uno strumento per essere meno impulsivi, più concentrati e capaci di rilassarci.

Mindfulness è un’espressione nuova con un cuore molto antico, derivato dalla psicologia e dalla meditazione buddhista.

La mindfulness è un impegno sia interiore sia rivolto all‘esterno, un impegno cruciale per il mantenimento e la promozione di ciò che c‘è di meglio in noi come individui e come società

La mindfulness riguarda l’essere consapevoli di dove sono la propria mente e il proprio corpo, intesi come unità, momento dopo momento, con accettazione non giudicante. Si tratta dunque di una modalità di essere, sostenuta da un’attenzione non selettiva, nei confronti di se stessi e degli altri, momento dopo momento.

Da un lato, una capacità progressiva di maggiore presenza al qui e ora ci apre a esperienze inaspettate, alla ricchezza del momento presente, alla pienezza del vivere. Dall’altro, la pienezza dell’esperienza comprende necessariamente anche il suo lato “negativo”: il disagio, la sofferenza, il dolore. E qui si gioca uno degli aspetti più interessanti di questo approccio che ci chiede e ci insegna a non respingere e a non negare questa dimensione ma a farne motivo di crescita e persino di creatività.

In psicoterapia, il fine ultimo della Mindfulness è quello di aiutare gli individui a realizzare una trasformazione radicale nella loro relazione con i pensieri, con le emozioni e con le sensazioni fisiche che possono contribuire al loro malessere. In altre parole, lo scopo è insegnare una nuova relazione con il proprio corpo e le proprie esperienze, che permetta loro di fare un passo indietro rispetto alle risposte automatiche e quindi li protegga da quei circoli viziosi che comportano il rischio di ricadute.

Le ultime ricerche suggeriscono come la Mindfulness promuova cambiamenti funzionali nel cervello mediante la neuro plasticità.

Il lato negativo della vita non possiamo evitarlo e allora la prospettiva della consapevolezza (mindfulness) ci offre una possibilità a prima vista strana, contro intuitiva, forse assurda: entrare in relazione più diretta con il disagio e la sofferenza, imparare a rivolgere piena attenzione, a fare spazio anche a quello che non ci piace, che non vorremmo o che ci fa soffrire, così come scriveva il poeta Rumi già ottocento anni fa:

La locanda 

L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.

Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,

lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.

Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.

Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà.

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